progetti di ricerca

 

  •  Ambienti di lavoro virtuali per la rilevazione del benessere organizzativo (progetto albo)

 Abstract. Il progetto di ricerca si propone di analizzare teoricamente e sperimentalmente i processi di apprendimento e di diffusione dell’informazione in presenza di agenti eterogenei. In economia, l’analisi delle modalità di condivisione della conoscenza nelle reti o nelle interazioni L’obiettivo generale del progetto ALBO è quello di verificare l’applicabilità delle tecnologie ICT per la costruzione di ambienti di lavoro virtuali ed “immersivi”, finalizzati alla rilevazione, al monitoraggio e al miglioramento continuo del benessere organizzativo nelle imprese industriali e non della Toscana.
Il concetto di benessere oggetto della ricerca è strettamente correlato alla prevenzione dello stress e dei rischi psico-sociali emergenti o latenti sui luoghi di lavoro. In particolare il progetto ALBO si propone di:

  1. Dimostrare sperimentalmente l’inadeguatezza degli strumenti di rilevazione diretta (questionari e interviste) della percezione del rischio e dei fattori di stress lavoro-correlato secondo quanto previsto dalle teorie più recenti sulla psicologia del giudizio e della decisione elaborate nell’ambito della psicologia cognitiva e, più in generale, delle scienze cognitive.
  2. Customizzare, attraverso l’implementazione di un numero di casi aziendali concreti, e con il coinvolgimento di lavoratori appartenenti a diverse mansioni, specializzazioni, divisioni funzionali e settori produttivi, un sistema informatico web-based, denominato Adventure-based Learning™, domiciliabile sia nella intranet aziendale che sulla rete internet, mediante il quale sarà possibile: a) rendere disponibili ai lavoratori e ai datori di lavoro le informazioni di base sulla sicurezza e la prevenzione dei rischi aziendali, attraverso presentazioni multimediali e simulazioni delle attività lavorative e dei rischi ad esse associati, che risultino di immediata accessibilità anche a semplici utilizzatori di PC e/o navigatori casuali sulla rete Internet; b) far assumere ai dipendenti e collaboratori d’impresa identità virtuali che consentano di intervenire criticamente, ma protetti dall’anonimato, sulle varie fasi del processo e componenti dell’organizzazione, attraverso la rilevazione di esperienze personali e l’opportunità di contestualizzare eventuali segnalazioni migliorative della realtà aziendale.
  3. Elaborare linee guida per la valutazione dei rischi psicosociali in ambienti di lavoro tramite utilizzo di sistemi ICT, sulla base dei risultati delle predette sperimentazioni, effettuate in un set rappresentativo di casi aziendali toscani scelti sulla base della loro significatività in termini di rischiosità e livelli di stress associati ai loro processi produttivi e amministrativi.

La motivazione di questa proposta nasce da tre ordini di considerazioni:

  1. in primo luogo, la ricerca teorica e sperimentale ha opposto fondate critiche all’efficacia del principale strumento di rilevazione utilizzato fino ad oggi per questo fine, e cioè la somministrazione di questionari, i quali, ancorché protetti dall’anonimato, non sono in grado di rilevare correttamente e senza ambiguità le modalità con cui i lavoratori percepiscono e reagiscono ai fattori di rischio lavoro-correlato;
  2. in secondo luogo, è convinzione diffusa fra gli analisti del cosiddetto “Web 2.0” o “Social Web”, che l’adesione di un elevato numero di utenti a sistemi di comunicazione e interazione virtuale, quali quelli esemplificati da Second Life™, favorisca l’emergere di percezioni e sensazioni non disponibili all’analisi introspettiva, ma che determinano i comportamenti individuali parallelamente a quelle di cui gli individui hanno piena consapevolezza;
  3. in terzo luogo, l’assenza di linee guida riconosciute da un ente di riferimento (il Ministero del Lavoro, anche sulla base dei risultati dell’iniziativa precedentemente citata, sta solo ora predisponendo una bozza di regolamento non ancora condivisa con le parti sociali) rende indispensabile in questo ambito di ricerca uno studio al tempo stesso teorico e sperimentale, che recepisca ed applichi i più recenti modelli cognitivi sulle modalità di percezione e rilevazione dei rischi psico-sociali all’interno degli ambienti di lavoro.

Per la realizzazione materiale del progetto sono fissati i seguenti Work Packages.

 

WP1 – Base metodologica

Questo WP si svolgerà nei primi 12 mesi del piano di lavoro e funge da architrave logico-concettuale dell’intero progetto.
In particolare esso si propone di dimostrare sperimentalmente l’inadeguatezza degli strumenti di rilevazione diretta (questionari e interviste) della percezione del rischio e dei fattori di stress lavoro-correlato secondo quanto previsto dalle teorie più recenti sulla psicologia del giudizio e della decisione elaborate nell’ambito della psicologia cognitiva e, più in generale, delle scienze cognitive.
Fra le sue prime attività il WP prevede una rassegna delle metodologie e delle buone prassi esistenti in materia di percezione e analisi del rischio a livello internazionale, con particolare riguardo alle “euristiche” sviluppate dalla ricerca cognitiva negli ultimi anni ed al rapporto costi-benefici delle varie tecniche e strumentazioni per la raccolta, classificazione e valutazione dei fattori di stress lavoro correlato. Quindi si procederà a un aggiornamento del quadro normativo e ad un censimento ragionato delle tecnologie esistenti per la soluzione collaborativa e in ambiente di lavoro virtuale di specifici problemi aziendali legati non necessariamente solo al tema oggetto della presente ricerca. Tali tecnologie saranno valutate, nell’immediatezza, ai fini di una valutazione costi benefici della soluzione prescelta e con una visione più ampia, rispetto alla loro possibile utilità differenziale in settori e processi specifici dell’economia regionale. Infine il WP provvederà a dimostrare, attraverso alcuni esperimenti effettuati in laboratorio sia con studenti universitari che con dipendenti delle aziende partecipanti al raggruppamento di progetto e/o soggetti diversi, che le principali euristiche cognitive e componenti emozionali e esperienziali che influenzano la percezione e la rilevazione dei fattori di rischio e di stress negli ambienti di lavoro sono eterogenee tra gli individui e sono il risultato di processi cognitivi automatici di cui gli individui non hanno solitamente controllo consapevole.

 

WP2 – Raccolta dei requisiti e descrizione dei piloti

Questo WP si svilupperà completamente nei primi 6 mesi del piano di lavoro. Esso ha per oggetto l’inizializzazione dei piloti già identificati a livello preliminare durante la fase di predisposizione della proposta e che dovranno essere adeguatamente strutturati in modo da rispondere alle esigenze e finalità generali e specifiche del progetto. Le attività previste comprendono: l’individuazione dei processi, delle mansioni e dei lavoratori a presidio; l’illustrazione agli interessati delle finalità del progetto, nonché, con l’aiuto di mock-up grafici, delle particolari caratteristiche e funzionalità della piattaforma; la raccolta, analisi e classificazione dei requisiti lato utente; la richiesta ai dirigenti delle aziende pilota di produrre una serie di dati relativi ai processi in esame, associati ai relativi fattori di rischio, evidenze che andranno a confluire nella fase di customizzazione della piattaforma descritta dal successivo WP.

 

WP3 – Realizzazione degli scenari applicativi

Questo WP ha per oggetto le attività di customizzazione della piattaforma web based denominata Adventure-based Learning™, al fine di realizzare gli scenari implementativi (“Immersive Spaces”) previsti dal piano di attività e la relativa documentazione di supporto.
La piattaforma è stata sviluppata nel 2007 dalla società elvetico-tedesca Core-Competence GmbH (www.corecompetence.com) ed è promossa a livello internazionale come strumento di formazione a distanza. Il progetto ALBO rappresenta la prima opportunità per estendere la sfera di utilizzo della piattaforma alla simulazione di scenari interattivi attinenti all’organizzazione aziendale, ai processi produttivi e ai metodi di lavoro nelle piccole e grandi imprese, con il fine ultimo di evidenziare ed esplicitare gli eventuali aspetti di rischio e di malessere per i lavoratori interessati.
Come mostrano le figure seguenti, l’aspetto più innovativo del sistema Adventure-based Learning™ è il suo essere basato sulla costruzione di storyboards animati che utilizzano tecnologie di stato dell’arte come Flash™, ActionScript™, e “web services” standardizzati. Ciò favorisce lo sviluppo di programmi di formazione dei dipendenti organizzati su base individuale e al tempo stesso caratterizzati da un approccio di gioco interattivo fra la persona “reale” e uno o più agenti “virtuali”. L’esperienza sta dimostrando che in tal modo i contenuti vengono interiorizzati a un livello più profondo e gli allievi in formazione riescono a migliorare le proprie conoscenze e abilità pratiche in modo molto più semplice e veloce rispetto ai programmi tradizionali.

 

WP4 – Validazione tecnologica e verifica dei requisiti

Diversamente dal WP2 che, essendo orientato alla raccolta dei requisiti lato utente, rivela alcuni punti di somiglianza con le attività di seguito descritte, questo WP intende effettuare il test e la validazione tecnologica degli ambienti di lavoro virtuali sviluppati nell’ambito del progetto, nonché (e di pari passo) la verifica e l’aggiornamento dei requisiti raccolti inizialmente presso le aziende pilota.
Sulla scorta delle esperienze d’uso delle varie release (iniziale e finale) dei singoli scenari e più in generale della piattaforma nel suo insieme, saranno elaborate delle linee guida per la valutazione dei rischi psico-sociali in ambiente di lavoro tramite l’utilizzo di sistemi ICT, in affiancamento o in sostituzione degli approcci più tradizionali.

 

WP5 – Disseminazione

Questo WP ha lo scopo di garantire un’azione sistematica, pianificata e coordinata di alla disseminazione del progetto ed alla diffusione dei suoi risultati intermedi e finali presso le varie ed eterogenee tipologie di audience facenti parte del sistema produttivo e amministrativo toscano: la comunità scientifica, quella industriale, il vasto pubblico e le istituzioni regionali e locali.

 

WP6 – Sfruttamento dei risultati

Verso la fine del progetto, un programma analitico per lo sfruttamento dei risultati sarà creato dal soggetto proponente e condiviso con i propri subfornitori, i quali, ancorché non possano vantare diritti sulle nuove conoscenze generate nell’ambito del progetto, pur tuttavia sono titolari di importanti conoscenze e competenze pregresse dalle quali dipende in larga misura il buon esito delle iniziative proposte.>

In particolare sarà valutata la costituzione di una spin-off company dell’Università di Siena, la quale: 1) consenta un’effettiva partnership con le realtà imprenditoriali coinvolte nella fase realizzativa; 2) favorisca una gestione snella e flessibile delle problematiche legate sia al riconoscimento economico dei diritti di proprietà intellettuale, sia alla loro condivisione con la Regione Toscana, secondo quanto prescritto dalle regole del bando.

 

WP7 – Project Management

Questo WP ha per oggetto le attività che saranno poste in essere dal soggetto responsabile al fine di garantire la puntuale ed integrale realizzazione degli obiettivi contrattuali e la loro rendicontazione alla Regione Toscana secondo le regole desumibili dal bando e quelle che saranno concordate nella fase di lancio del progetto
La concatenazione logica e l’interconnessione degli obiettivi è rappresentata nel seguente diagramma PERT: da esso emergono due distinti feedback loop:

  1. il normale ciclo di prototipazione, validazione e verifica dei risultati, proprio dello sviluppo ICT basato sui criteri dello user centred design, il quale si distribuisce a cavallo dei due obiettivi operativi WP3 ed WP4;
  2. l’apporto derivante dalle attività di disseminazione del progetto all’identificazione di ulteriori imprese rispetto a quelle presenti nel raggruppamento iniziale, per l’effettuazione di momenti di validazione e verifica, dai cui risultati intermedi potranno essere supportate ulteriori attività di disseminazione.

 

  •  Apprendimento e diffusione dell'informazione con agenti eterogenei in condizioni di incertezza. Analisi teorica e sperimentale.

 Abstract. Il progetto di ricerca si propone di analizzare teoricamente e sperimentalmente i processi di apprendimento e di diffusione dell’informazione in presenza di agenti eterogenei. In economia, l’analisi delle modalità di condivisione della conoscenza nelle reti o nelle interazioni strategiche si è sviluppata recentemente in varie direzioni. Un’assunzione frequente in questa letteratura è quella di agenti omogenei e perfettamente razionali che ricevono informazioni o stabiliscono legami di valore equivalente. Questi postulati sono criticabili dal punto di vista empirico. Gli individui esibiscono procedure euristiche differenti e talvolta contraddittorie e la condivisione della conoscenza è spesso il risultato di interazioni locali che producono trasformazioni non lineari a livello aggregato. Dal punto di vista teorico, la letteratura sulla formazione delle reti ha introdotto forme di eterogeneità considerando differenti tipologie di agenti definite dai costi di formazione dei legami tra loro. I fattori che influenzano i processi di apprendimento e di diffusione dell’informazione che si verificano nelle reti sono però difficilmente investigabili sul campo, mentre possono essere controllati ed analizzati attraverso gli esperimenti di laboratorio. Questo progetto intende quindi sottoporre a test sperimentali le modalità con cui diverse definizioni di eterogeneità influenzano tali processi. L’indagine sarà effettuata analizzando i meccanismi di formazione delle reti bilaterali con distanza sociale fra gli agenti, l’effetto dell’introduzione di differenti tipi di giocatori in ambienti strategici e la robustezza delle cascate informative con soggetti differenziati in relazione all’informazione privata e alle procedure euristiche adottate. L’evidenza sperimentale così raccolta sarà utile per proporre un’analisi comprensiva delle dinamiche dei processi di apprendimento in presenza di agenti eterogenei non strettamente egoisti e con razionalità limitata.

 Base Scientifica di Partenza. I processi di diffusione dell’informazione hanno recentemente attratto un interesse crescente da parte degli economisti. Un aspetto centrale di questa area di ricerca è rappresentato dalle modalità con cui questi processi influenzano la conoscenza condivisa e, più in generale, l’apprendimento sociale. In economia, l’analisi di questi processi si è sviluppata in direzioni indipendenti tra loro influenzando e modificando differenti programmi di ricerca.
Un primo approccio è caratterizzato dall’introduzione di informazione pubblica in modelli in cui il consenso viene raggiunto da agenti non strategici, nel senso che non cercano di ottenere informazione addizionale interagendo con altri agenti (Nielsen et al. 1990).

Nella letteratura sulle reti sociali gli individui sono invece identificati con i vertici di un grafo ed hanno relazioni bilaterali con i vertici adiacenti. In questo caso, il grado di connessione della rete misura il “conformismo” o la condivisione della conoscenza all’interno della popolazione e determina i benefici che gli individui ottengono entrando a fare parte della rete (Goyal 2005).
Infine, i modelli di sperimentazione strategica ipotizzano che i giocatori possano ottenere informazione addizionale attraverso l’interazione, l’osservazione o lo scambio di consigli. In questo approccio, i comportamenti imitativi di massa possono derivare da cascate informative o anche da processi di manipolazione dell’informazione (Bikhchandani et al. 1992).

Un’assunzione molto frequente in questa letteratura è quella di omogeneità, secondo la quale tutti gli agenti sono ugualmente razionali ed ipotizzano che tutti gli altri agenti ricevano informazione o stabiliscano legami di uguale valore.

Dal punto di vista empirico, questi postulati sono criticabili. Di solito gli individui determinano strategicamente come elaborare i segnali ricevuti e suppongono che vi siano alcuni individui più informati degli altri. Inoltre la condivisione della conoscenza è spesso il risultato di decisioni incrementali in condizioni di interazione locale che producono trasformazioni non lineari a livello aggregato proprio in virtù della differenziazione dei soggetti.

Dal punto di vista teorico, l’assunzione di agenti eterogenei éP vincolante poiché "the sum of the behaviour of simple economically plausible individuals may generate complicate dynamics, whereas constructing one individual whose behavior has these dynamics may lead to that individual having very unnatural characteristics" (Kirman 1992, 118).

Nella letteratura sulla formazione dei network l’eterogeneità degli agenti è stata introdotta principalmente considerando diverse tipologie di agenti definite in base al costo di formazione dei legami o al valore che gli altri agenti attribuiscono ai legami con una certa tipologia di agenti. Il modello statico di Johnson-Gilles (2000) introduce una topologia dei costi spaziali che può descrivere le differenze geografiche, sociali o individuali del modello di formazione dei network bilaterali di Jackson-Wolinsky (1996). Questo modello, in cui due agenti devono accordarsi sulla formazione di un legame reciproco ma la defezione di un solo agente è sufficiente a rompere il legame, è utile per rappresentare situazioni economiche come la collaborazione tra imprese nei progetti di R&S (Caminati 2006). I modelli dinamici di formazione delle reti (Watts 2001) assumono che l’eterogeneità degli agenti operi attraverso un condizionamento dei processi di incontro tra gli agenti, piuttosto che dei costi e/o del valore di formazione dei legami. Carayol-Roux (2003) introducono una probabilità di incontro non uniforme in un modello dinamico bilaterale in cui gli agenti fanno piccoli errori casuali nella formazione di legami ed ottengono il risultato che gli equilibri selezionati non cadono sistematicamente all’interno delle categorie usuali.

L’assunzione di agenti eterogenei impone anche una revisione critica dell’ipotesi di comportamento umano “egoista”. Recentemente, gli economisti comportamentali e sperimentali hanno criticato la teoria ortodossa della scelta razionale, ponendo in particolare sotto scrutinio la legittimità dell'ipotesi di agente rappresentativo “egoista” (Innocenti-Pazienza 2006). Analizzando le deviazioni sistematiche dal comportamento egoista evidenziate da vari paradossi teorici e da un'ampia evidenza sperimentale, molti economisti hanno avanzato l’ipotesi che l’eterogeneità tra gli agenti possa permettere il raggiungimento di soluzioni cooperative anche in giochi con conflitto di interesse. In particolare, è stato introdotto un tipo di agente detto “cooperatore condizionale” che preferisce cooperare a condizione che gli altri agenti coinvolti nell’interazione sociale mostrino la stessa preferenza (Fehr-Fischbacher, 2002). E’ stato dimostrato che la presenza in una popolazione di un numero sufficientemente numeroso di individui motivati da un’attitudine alla reciprocità, che interagiscono con una moltitudine di “massimizzatori puri,” può essere cruciale nel rendere possibile la fornitura di beni pubblici (Fischbacher–Gachter-Fehr 2001).
Infine l’eterogeneità degli agenti è utile per spiegare i comportamenti imitativi di massa che sono stati descritti attraverso il modello delle cascate informative. Dopo il fondamentale contributo teorico di Bikhchandani et al. (1992), un’ampia letteratura sperimentale ha sottoposto a test la robustezza empirica di questo tipo di comportamento, secondo il quale, in particolari condizioni di scelta sequenziale, la scelta di un’azione da parte dei decisori precedenti può diventare evidenza sufficiente a rendere razionale per i decisori successivi la scelta di ignorare la propria informazione privata e di imitare le scelte precedenti. Anderson-Holt (1997) sono stati i primi a fornire evidenza sperimentale del verificarsi di questo comportamento, che ha ricevuto conferma anche da lavori più recenti, tra cui Allsop-Hey (2000) e Hung-Plott (2001). Questi contributi ipotizzano che la qualità e la quantità dei segnali informativi siano identiche per tutti i soggetti. Tale ipotesi non permette di analizzare i processi di disseminazione dell’informazione dai soggetti più informati (insiders) a quelli meno informati (outsiders), che sono stati invece indagati teoricamente da Thaler-Ziemba (1988) e empiricamente da Schnytzer-Shilony (1995). In questi lavori l’informazione detenuta dagli insider è descritta mediante proxy che implicano un’imperfetta definizione delle scelte ottimali. Al contrario, l’ambiente di laboratorio rende possibile controllare l’effetto di dotazioni asimmetriche di informazione privata, costosa e sequenziale e rilevare se i soggetti si differenziano rispetto alle procedure euristiche di raccolta ed elaborazione dell’informazione.

Descrizione del Progetto

Obiettivi: Questo progetto di ricerca intende analizzare i processi di apprendimento e di diffusione dell’informazione con agenti eterogenei in condizioni di incertezza. In una prima fase effettueremo una rassegna della letteratura teorica e sperimentale mettendo in evidenza le implicazioni dell’ipotesi di differenziazione degli agenti. Nella seconda fase sottoporremo a verifica di laboratorio le teorie considerate. I processi di apprendimento nelle reti di agenti sono infatti difficilmente investigabili sul campo, a causa della pluralità delle variabili causali, come le asimmetrie informative o l’imperfetta conoscenza delle possibili relazioni tra gli agenti. Al contrario, l’analisi sperimentale in laboratorio permette un controllo puntuale di questi stessi fattori.

La ricerca sperimentale sulla formazione delle reti (Kosfeld 2004) ha riguardato principalmente il caso non cooperativo “one-side” di Bala-Goyal (2000). Noi intendiamo estendere le verifiche sperimentali analizzando livelli differenti di complessità strategica, che vanno dal modello bilaterale di formazione delle reti, ai giochi non cooperativi a due giocatori, fino alla rappresentazione sequenziale dei processi di apprendimento propria delle cascate informative.

Una prima parte del progetto realizzerà uno studio sperimentale del modello dinamico bilaterale di formazione delle reti, che consente di descrivere casi empiricamente rilevanti di apprendimento sociale quali i processi di collaborazione a progetti di R&S. Considereremo gli effetti della presenza di agenti eterogenei introducendo una metrica esogena fissa di distanza geografica, tecnologica o sociale, che si aggiunge agli effetti dell’evoluzione endogena della distanza relazionale. A differenza dello studio sperimentale di Deck-Johnson (2002), in cui la distanza geografica influenza il costo di formazione dei legami, noi intendiamo analizzare l'ipotesi di Carayol-Roux (2003; 2004) in cui la metrica esogena determina la probabilità che due agenti si “incontrino” ed abbiano perciò la possibilità di formare o di rompere un legame tra di loro. L’opportunità di interazione sociale offerta da una distanza “geografica” sufficientemente ravvicinata è rilevante in situazioni in cui gli agenti sono imperfettamente informati circa la struttura della rete, in modo che le esternalità cognitive acquisite attraverso un legame con un agente non sono note prima di interagire con l’agente stesso. In un design più complesso, intendiamo occuparci del caso in cui il tipo di agente è definito da una o più caratteristiche, oltre alla locazione, e l’informazione su quest’ultima non rivela completamente l’informazione sulle altre caratteristiche. Per esempio, nonostante la condivisione di conoscenza fra imprese tecnologicamente distanti sia meno probabile, essa può comunque produrre innovazioni radicali. L’esperimento verificherà anche la predizione di Carayol-Roux (2003) che valori differenti del parametro di trasferibilità della conoscenza generano architetture di rete qualitativamente diverse.
La meccanica dell’apprendimento sociale viene anche modellizzata in termini di apprendimento sequenziale attraverso la nozione di cascata informativa. Due assunzioni fondamentali della letteratura teorica e sperimentale su questo argomento sono quelle di decisioni prese sequenzialmente e in ordine predeterminato e di simmetria informativa. Al contrario, nella realtà gli individui determinano strategicamente quando prendere una certa decisione anche in assenza di osservabilità (Caminati- Innocenti-Ricciuti 2006), e la loro congettura più frequente è che qualcuno sia più informato degli altri. Per esempio, nei mercati delle scommesse dei cavalli gli scommettitori sono percepiti come divisi in insider and outsider, decidono autonomamente quando scommettere e i costi di attesa sono molto bassi. Le stesse regole vengono adottate nei mercati finanziari competitivi. Ma la ragione principale per attendere in questi mercati è cercare di scoprire quali sono i soggetti più informati. Questo tipo di comportamento espone i soggetti imperfettamente informati al rischio di manipolazione dell’informazione. Per studiare in laboratorio questo problema specifico intendiamo effettuare due serie di esperimenti. Nella prima serie “baseline” introdurremo due tipi di soggetti, insider e outsiders, differenziati dal grado di accuratezza della loro informazione. Il nostro design sperimentale seguirà quello di Anderson-Holt (1997) introducendo però un "timing" endogeno delle decisioni (Sgroi 2003). Sottoporremo a test varie versioni del "baseline" per rilevare l’effetto di differenti gradi di accuratezza del segnale e di diversi costi di attesa. Nel secondo insieme “heterogeneous” di esperimenti introdurremo forme di eterogeneità organizzando sessioni divise in due periodi. Nel primo periodo, distingueremo i soggetti sottoponendoli ad una procedura di scelta che riveli se le loro predizioni rispettano o deviano sistematicamente dalla regola di Bayes. L’evidenza sperimentale (Anderson-Holt 1997, Nöth-Weber 2003) dimostra che le distorsioni più frequenti sono che alcuni soggetti assegnano un peso maggiore all’informazione privata e non usano l’informazione pubblicamente disponibile in modo adeguato, comportandosi come agenti con eccesso di confidenza nella propria competenza (Fox-Tversky 1995), mentre altri soggetti scommettono sull’evento che riceve il più alto numero di segnali osservati ignorando le scelte di coloro che seguono la formazione di una cascata ("counting heuristic"). Nel secondo periodo, effettueremo sessioni del design “baseline” in modo da investigare l’effetto di differenti composizioni dell’insieme dei soggetti. In questo modo intendiamo analizzare il modo in cui specifici "bias" cognitivi determinano la formazione o l’interruzione di cascate informative con agenti eterogenei.
L’introduzione di soggetti limitatamente razionali solleva anche il problema della validità dell’ipotesi di agente egoista rappresentativo. In questo contesto, intendiamo mostrare che la ricerca di un modello di comportamento individuale intermedio tra quello del massimizzatore egoista e quello dell’altruista puro, quale il “cooperatore condizionale,” non dovrebbe essere confinato alla costruzione teorica di una tipo differente, ma può essere concepito come parte di una linea di ricerca fondata sul concetto di capitale sociale (Putnam 1993). Ci proponiamo quindi di effettuare un esercizio sperimentale in cui identificheremo con il termine di “cooperatore egoista” (SC) non un tipo di giocatore, ma piuttosto il comportamento adottato da alcuni giocatori in ambienti strategici particolari. Un SC può essere definito come un individuo che, pur essendo egoista, coopera in un "ambiente strategico" in modo da tale da innescare un processo di apprendimento Bayesiano che sostenga la cooperazione da parte dell’altro giocatore. Riteniamo che questo “ambiente strategico” sia il gioco del Centipede (Rosenthal 1981). 
Come noto, nel Centipede l’induzione all’indietro impone che il giocatore 1 esca dal gioco alla prima decisione. Tuttavia è possibile mostrare che in questo gioco individui egoisti cooperano non solo ogni volta che il primo giocatore fa una mossa sbagliata o imposta da norme e punizioni sociali, ma a causa dell’apprendimento sociale che favorisce un comportamento cooperativo. La caratteristica peculiare di questo gioco in forma estesa, di assegnare ai due giocatori un pagamento più basso e uno più alto a nodi decisionali alterni, può essere sfruttata dal comportamento cooperativo dei giocatori finalizzato ad incrementare il pagamento totale. Il design sperimentale adotterà il cosiddetto “Strategy Method” in cui il giocatore 2 del Centipede può decidere di passare o non passare – dopo che il giocatore 1 ha violato l’induzione all’indietro passando alla prima mossa – sulla base dell’informazione ricevuta dall’esito di un pre-gioco della fiducia ("trust game"). Il giocatore 1 può a sua volta passare o non passare in funzione delle risposte che il suo opponente ha dato per ogni divisione di denaro proposta nel pre-gioco della fiducia.

Metodologie: Le teorie di apprendimento e di diffusione dell'informazione con agenti eterogenei considerate saranno verificate sperimentalmente. Il laboratorio di economia sperimentale LabSi (http://www.labsi.org) dell’Università di Siena fornirà il supporto tecnico e pratico per gli esperimenti. Le tecniche sperimentali adotteranno le metodologie standard. I risultati saranno ottenuti attraverso set-up ripetuti con numerose sessioni. Alcuni esperimenti saranno computerizzati impiegando il software Z-tree fornito dall’Università di Zurigo. Durante le sessioni i soggetti saranno seduti ai propri computer in posti separati in modo da impedire la comunicazione o il contatto visuale tra loro. Per ogni esperimento condurremo alcuni esperimenti pilota. Se permesso dai fini sperimentali e dal design adotteremo procedure “double blind” in modo da garantire l'assoluta anonimità delle scelte. L'insieme dei dati sarà prima analizzato qualitativamente e poi quantitativamente impiegando pacchetti statistici come STATA and SPSS.

Risultati attesi: Riteniamo che l’evidenza raccolta in laboratorio ci consentirà un’analisi comprensiva delle dinamiche dei processi di apprendimento in presenza di agenti eterogenei non strettamente egoisti e con razionalità limitata. In relazione al modello dinamico bilaterale di formazione delle reti, ci attendiamo che l’introduzione di una metrica esogena di distanza “geografica” o sociale, che è non correlata o è solo imperfettamente correlata con altre caratteristiche del tipo, potrà fornire una migliore comprensione dell’influenza del capitale sociale sulle decisioni economiche e sugli effetti delle esternalità cognitive. Se vivere nei dintorni “geografici" offre migliori opportunità di interazione sociale, gli effetti sull’architettura della rete possono dipendere, in primo luogo, dall'intensità delle esternalità cognitive, come indicato dal modello di Carayol-Roux (2003), e in secondo luogo dalla natura della correlazione tra la distanza “geografica” e i caratteri economicamente rilevanti del tipo di agente. Per esempio, la distanza geografica può essere correlata positivamente con il costo di formazione dei legami ma anche con il valore dello scambio informativo reso possibile da un legame distante. I dati di laboratorio ci offriranno anche evidenza utile a proporre un modello dinamico di formazione delle reti che incorpori l’ipotesi che gli agenti limitatamente razionali compiono errori nella creazione di legami.

In modo analogo alla meccanica di formazione delle reti, l’introduzione di eterogeneità dei soggetti dovrebbe consentirci di comprendere meglio le dinamiche reali dei comportamenti imitativi di massa e di migliorare la capacità analitica di prevedere la possibilità di manipolazione dell’informazione. Ci aspettiamo che la robustezza delle cascate informative sia generalmente confermata dai nostri test. Negli esperimenti “baseline” i soggetti con i segnali più accurati saranno motivati a decidere per primi. Se i costi di attesa sono alti, gli altri soggetti imiteranno immediatamente le prime decisioni indipendentemente dai loro segnali privati poiché dedurranno che il loro livello di precisione è dominato da chi decide per primo. Ciò implica che le decisioni successive non forniscono informazioni addizionali. Questo comportamento dovrebbe creare una cascata informativa quasi istantanea. In presenza di "bias" specifici come l’eccesso di confidenza questo effetto può creare situazioni in cui soggetti più informati decidono troppo velocemente generando segnali ingannevoli. In versioni differenti del design con costi più bassi e differenti gradi di accuratezza dei segnali, la dinamica delle scelte dovrebbe diventare più complessa e offrire anche evidenza utile ad analizzare come sia possibile discriminare tra decisioni informative e non informative e proteggersi dal rischio di manipolazione dell’informazione. Il secondo insieme di esperimenti dovrebbe fornire una migliore comprensione dell’effetto di specifici "bias" nell’elaborazione dell’informazione sulle cascate informative.
Infine, negli esperimenti sulla “cooperazione egoista” la nostra aspettativa è di poter classificare i partecipanti in tre tipi, egoisti, cooperatori egoisti e cooperatori puri, sulla base delle scelte effettuate nel pre-gioco della fiducia. Dovremmo anche rilevare differenze significative nel comportamento dei soggetti in base al loro accoppiamento nel Centipede. Per esempio, i cooperatori egoisti tenderanno ad uscire prima dal gioco quando accoppiati con individui totalmente egoisti ed a passare quando accoppiati con i cooperatori. Inoltre il paragone tra i trattamenti in cui i soggetti conoscono il tipo dei loro opponenti e quelli in cui questa informazione non viene data ai soggetti dovrebbe evidenziare differenze significative di comportamento.

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  • Apprendimento sociale, cascate informative e mercati delle attività in condizioni di rischio e ambiguità

Abstract. Il tema del progetto di ricerca è diviso in due principali categorie: l'apprendimento sociale e le cascate informative e la determinazione dei prezzi nei mercati delle attività. 
La prima parte del progetto intende analizzare i processi di apprendimento sociale e di diffusione dell'informazione. In particolare, il nostro obiettivo è di verificare sperimentalmente e di investigare empiricamente in che modo l'apprendimento sociale è influenzato da varie tipologie di eterogeneità degli agenti. Questo obiettivo verrà perseguito analizzando l'effetto dell'introduzione di differenti tipi di giocatori in ambienti strategici e testando la robustezza delle cascate informative in presenza di soggetti differenziati, sia in termini della loro informazione privata che delle procedure euristiche utilizzate. A questo fine intendiamo adottare design sperimentali costruiti su differenti tipologie di gioco per analizzare che tipo di apprendimento sociale e quali forme di motivazione ambientale sono più efficaci nei processi di raccolta di informazione e nell'orientare gli agenti a utilizzare funzioni di utilità che includono i pagamenti degli altri giocatori. L’evidenza sperimentale così ottenuta sarà utilizzata per effettuare un’analisi comprensiva delle dinamiche di apprendimento che incorpori le ipotesi che il comportamento degli agenti non è puramente egoista, devia dalle forme di razionalità perfetta e mostra bias cognitivi differenziati individualmente. Le nostre verifiche sperimentali avranno anche l’obiettivo di investigare in che misura differenti quantità e qualità di informazione introdotte nel design sperimentale favoriscono l’apprendimento sociale necessario per la selezione degli equilibri cooperativi di un gioco. Questo dovrebbe permetterci di evidenziare quale forma di incertezza, strutturale o strategica, è più importante, cioè se è il contesto ambientale o l’informazione che i giocatori hanno sugli altri giocatori ad avere più effetto sulla disposizione individuale ad attuare forme di reciprocità in giochi simultanei o sequenziali. La seconda parte del progetto intende a investigare sia teoricamente che sperimentalmente le conseguenze di una funzione di ponderazione delle probabilità sulla determinazione dei prezzi sui mercati delle attività. Secondo la Cumulative Prospect Theory proposta da Tversky e Kahneman (1992), gli agenti valutano le attività usando una funzione di valore che è concava rispetto ai guadagni e convessa rispetto alle perdite. Inoltre, invece di rappresentare le credenze attraverso una funzione di probabilità standard, essa ipotizza che gli agenti usino probabilità corrette dall’applicazione di una funzione di ponderazione delle probabilità. La principale conseguenza di questa assunzione è di sovrastimare le code della distribuzione ma questa sovrastima non rappresenta un vero e proprio bias nelle credenze; esso è semplicemente un artificio tecnico per catturare la preferenza diffusa per una distribuzione della ricchezza inclinata positivamente, del tipo lottery-like. Noi intendiamo applicare questa assunzione comportamentale ad un’economia con pagamenti dei titoli di borsa distribuiti normalmente ed investitori omogenei, e verificare sia teoricamente che sperimentalmente se le implicazioni della Cumulative Prospect Theory per i processi di determinazione dei prezzi sono differenti da quelle degli approcci standard. Un’assunzione cruciale sarà quella che gli agenti hanno differenti propensioni ai guadagni e alle perdite di grandi dimensione. In questo modo ci aspettiamo di avere una migliore proxy di fenomeni finanziari reali quali le forme di private equity, i rendimenti medi bassi sulle Offerte Pubbliche di Acquisto e l’assenza di diversificazione in molti portafogli. Il nostro fine è quello di migliorare ulteriormente i risultati promettenti ottenuti in lavori precedenti (Barberis at al 2001, Basili et al 2008) attraverso l’esplicita considerazione di una funzione di ponderazione delle probabilità

Stato dell'arte. I due temi considerati da questo progetto di ricerca sono stati oggetto di intense verifiche sperimentali e teoriche negli ultimi venti anni. Questo intenso dialogo tra l’attività di laboratorio e l’elaborazione dei modelli ha portato a considerevoli progressi grazie all’uso di teorie comportamentali e teorie delle decisioni non standard in condizioni di ambiguità. 
Sin dai primi anni Novanta, il dibattito sui meccanismi di apprendimento sociale si è focalizzato sul processo di diffusione dell’informazione all’interno di una popolazione. I modelli di sperimentazione strategica assumono che i giocatori possano ottenere informazioni utili dall’interazione esplicita, osservando o scambiandosi consigli con gli altri. Nell’ambito di questo approccio, il comportamento imitativo di massa può essere il risultato di cascate informative. Un’assunzione tipica di questa letteratura è l’omogeneità, in base a cui tutti i soggetti che prendono decisioni sono caratterizzati dallo stesso tipo di razionalità e fanno la stessa congettura che gli altri ricevano informazioni o stabiliscano legami di valore equivalente. 
Entrambi questi postulati possono essere messi in discussione sul piano empirico. Gli individui generalmente decidono in modo strategico come tenere in considerazione i segnali o i consigli forniti da altri e ipotizzano che alcuni soggetti siano meglio informati di altri. Teoricamente, l’aggregazione dei comportamenti individuali è un processo fallace (Kirman 1992). Anderson and Holt (1997) sono stati i primi a fornire evidenza dell’esistenza di cascate informative in laboratorio, che sono poi state confermate in lavori più recenti, tra cui Allsop and Hey (2000) and Hung and Plott (2001). In questi contributi la quantità e la qualità dei segnali forniti sono gli stessi per tutti i soggetti. Tuttavia, questa assunzione esclude dall’analisi il processo di diffusione dell’informazione dai soggetti più informati (insiders) a quelli meno informati (outsiders). In questi lavori l’inside information è stimata con l’utilizzo di proxies che implicano una definizione imperfetta delle scelte ottimali. La rimozione dell’ipotesi di perfetta razionalità e omogeneità introduce inoltre la distinzione tra incertezza strutturale e incertezza strategica. Differentemente dall’incertezza relativa agli stati oggettivi del mondo, l’incertezza strategica è relativa a come gli individui si comportano e richiede una modellizzazione delle aspettative riguardo le tipologie degli altri agenti. La letteratura sperimentale sull’apprendimento sociale ha contribuito in modo significativo all’analisi dell’incertezza strategica. Un recente ramo di letteratura estende lo studio dell’apprendimento sociale all’area delle preferenze sociali. L’ipotesi base sottostante a questi lavori è che le altre persone siano interessate ai pagamenti degli altri, ovvero abbiano preferenze altruistiche. Per motivare questa deviazione dalla teoria dell’utilità attesa è stata introdotta una tipologia di agente denominato “cooperatore condizionale”, un agente che ha volontà di cooperare nella misura in cui gli altri soggetti coinvolti nelle interazioni sociali siano ugualmente impegnati (Bolton et al 1998, Fehr and Fischbacher, 2002; Fischbacher et al 2001). 
Il secondo tema del nostro progetto di ricerca riguarda l’attività di formazione dei prezzi nei mercati delle attività. Negli ultimi due decenni, numerosi lavori hanno confermato l’assunzione che quando i soggetti valutano il rischio spesso deviano dalle previsioni della teoria dell’utilità attesa e aderiscono a regole che possono essere definite in base a modelli di utilità non attesa. In particolare un filone ha sviluppato la modellizzazione del comportamento umano basato sulla Prospect Theory (Kahneman and Tversky 1979) e sulla Cumulative Prospect Theory (Tversky and Kahneman 1992).
In quest’ultima teoria gli agenti valutano le attività usando una funzione di valore definita sui guadagni e le perdite che è concava sui guadagni e convessa rispetto alle perdite e è ad angolo in uno specifico punto, detto punto di riferimento. Invece di usare direttamente le probabilità, gli agenti trasformano le probabilità in probabilità distorte, applicando una funzione di pesi. Una ampia letteratura sulle implicazioni della Prospect Theory per la teoria della formazione dei prezzi è focalizzata principalmente sulle implicazioni dell’angolo nella funzione di valore. In un lavoro applicato, Basili et al (2008) mostrano che, in una economia a la Lucas, in cui un investitore deriva l’utilità diretta sia dal consumo sia delle fluttuazioni della ricchezza finanziaria, la Prospect Theory con punti di riferimento multipli, migliora significativamente le potenzialità del modello di formazione dei prezzi di Barberis et al (2001) di spiegare l’andamento effettivo dei mercati finanziari.

Descrizione del programma di ricerca. Il progetto di ricerca intende dare risposta alle due seguenti questioni. La prima è come i processi di apprendimento e di diffusione dell’informazione sono influenzati da diverse tipologie di eterogeneità degli agenti. La seconda è quali sono le implicazioni per il processo di determinazione dei prezzi delle attività della funzione di ponderazione delle probabilità ipotizzata dalla Cumulative Prospect Theory. 
Il primo obiettivo del nostro progetto sarà quello di analizzare le modalità di apprendimento sociale attraverso la nozione di cascata informativa. Due assunzioni fondamentali della letteratura teorica e sperimentale sulle cascate informative e sul comportamento imitativo di massa sono che le decisioni siano prese sequenzialmente secondo un ordine predeterminato e che ciascun decisore assuma che gli altri individui ricevano segnali di uguale precisione. Al contrario, nella realtà di solito gli individui determinano strategicamente quando prendere le proprie decisioni, anche senza osservabilità (Caminati et al 2006), e la loro congettura comune è che qualcuno è più informato degli altri. Per esempio, nel mercato delle scommesse sulle corse dei cavalli gli scommettitori vengono in generale percepiti come divisi in insider e outsider, decidono autonomamente quando scommettere e i costi di attesa prima della chiusura del gioco sono molto bassi. Le stesse caratteristiche si ritrovano nei mercati finanziari che sono sufficientemente spessi. Ma la ragione principale per rinviare la decisione nelle situazioni reali come quelle appena menzionate è proprio quella di scoprire quali sono i soggetti più informati. Questo aspetto espone i soggetti imperfettamente informati al rischio della manipolazione dell’informazione. 
Per analizzare in laboratorio questa situazione specifica noi intendiamo fare due insiemi di esperimenti. Nel primo insieme di esperimenti baseline introdurremo due tipologie di soggetti, insider and outsiders, differenziati dal grado di accuratezza della propria informazione. Noi testeremo differenti versioni del design per investigare l’effetto di vari gradi di accuratezza del segnale e di differenti costi di attesa. Nel secondo insieme di esperimenti heterogeneous introdurremo forme esplicite di eterogeneità studiando i processi di raccolta e di elaborazione dell’informazione anche per mezzo delle procedure di eye-tracking (rilevazione dello sguardo). Ci aspettiamo che l’evidenza raccolta in laboratorio sia utile a proporre un’analisi comprensiva dell’apprendimento sociale che incorpori le ipotesi che gli agenti non sono decisori puramente egoisti, non sono perfettamente razionali ed esibiscono bias cognitivi.
Un’applicazione importante del modello delle cascate informative è rappresentata dai mercati delle scommesse. Secondo il modello di decisione Bayesiano, gli scommettitori usano le loro credenze soggettive sui possibili stati del mondo ed applicano la regola di Bayes per aggiornare le loro credenze. Tuttavia, una sempre più estesa letteratura di ricerca psicologica suggerisce che il modo in cui gli individui elaborano l’informazione devia sistematicamente ed idiosincraticamente dall’aggiornamento di tipo Bayesiano. In particolare il modello di Rabin e Shrag (1999) esplora le conseguenze di una specifica deviazione dalla razionalità bayesiana, detta confirmatory bias. Un decisore è sottoposto al confirmatory bias se tende a interpretare in modo errato l’evidenza ambigua così da confermare la sue ipotesi precedenti sulla realtà. Il confirmatory bias è una causa dell’eccesso di fiducia (overconfidence), nel senso che in media la gente crede più fermamente di quello che sarebbe opportune alla propria ipotesi preferita. 
In questo modello, un agente crede inizialmente che ciascuno dei due possibili stati del mondo è ugualmente probabile. Poi l’agente riceve una serie di segnali indipendenti e identicamente distribuiti che sono correlati con il vero stato. Per modellizzare il confirmatory bias, noi assumiamo che quando l’agente riceve un segnale che è in contraddizione con l’ipotesi che egli considera più probabile, esista una probabilità positiva che egli interpreti erroneamente quel segnale come favorevole alla sua attuale ipotesi. L’agente non è cosciente che egli sta interpretando erroneamente l’evidenza disponibile e avvia quindi un processo di aggiornamento Bayesiano che sarebbe pienamente razionale senza bias. Il modello mostra anche che un agente sottoposto al confirmatory bias può credere in un’ipotesi che è probabilmente sbagliata, nel senso che un osservatore Bayesiano che fosse consapevole del confirmatory bias dell’agente, dopo avere osservato le credenze dell’agente, preferirebbe un’ipotesi differente da quella dell’agente stesso. Anche un infinito ammontare di informazione non cancellerebbe completamente gli effetti del confirmatory bias: nel tempo un agente può credere con probabilità positiva nell’ipotesi sbagliata quasi con certezza.
Noi sottoporremo a verifica il confirmatory bias usando un dataset di scommesse sul Campionato di Calcio italiano 2004/05. Noi useremo le informazioni sugli scommettitori individuali (genere, età, occupazione), su ciascuna scommessa (ammontare, tempo, quote), e sulle squadre di calcio (classifica, cambiamenti di giocatori e di allenatori). Noi intendiamo investigare se vincere o perdere una partita all’inizio o nella parte centrale della stagione ha un effetto differente sull’insieme di informazioni dello scommettitore e di fornire una rappresentazione delle procedure usate per questo scopo che tenga in conto le forme di eterogeneità tra gli scommettitori.
Noi intendiamo anche contribuire al filone di letteratura sperimentale che si occupa della selezione degli equilibri in ambienti strategici. Analizzeremo le deviazioni dal comportamento egoista, dedicando particolare attenzione al comportamento reciprocante implicato da preferenze altruiste e dall’eterogeneità dei soggetti. In questa misura, un aspetto centrale è studiare come l’apprendimento sociale sui tipi degli altri agenti aiuta gli agenti ad avere piani e credenze mutualmente consistenti (Farina and Sbriglia, 2007). Le deviazioni dal comportamento egoista possono essere l’effetto di preferenze altruistiche o reciprocanti, che sono a loro volta l’esito dell’apprendimento degli agenti sulla propensione degli altri agenti ad adottare comportamenti reciprocanti e, in generale, sul contesto sociale. Noi assumeremo infatti che le condizioni di forme di cooperazione condizionale dipendano dalla combinazione di differenti livelli dei pagamenti e dalle specifiche caratteristiche delle situazioni di interazione strategica, create dalle informazioni sulle quali ogni giocatore si costruisce le sue credenze sulle mosse degli altri giocatori. A questo fine intendiamo adottare design sperimentali costruiti su differenti tipologie di gioco per analizzare che tipo di apprendimento sociale e quali forme di motivazione ambientale sono più efficaci nei processi di raccolta di informazione e nell'orientare gli agenti a utilizzare funzioni di utilità che includono i pagamenti degli altri giocatori. Le nostre verifiche sperimentali avranno anche l’obiettivo di investigare in che misura differenti quantità e qualità di informazione introdotte nel design sperimentale favoriscono l’apprendimento sociale necessario per la selezione degli equilibri cooperativi di un gioco. Questo dovrebbe permetterci di evidenziare quale forma di incertezza, strutturale o strategica, è più importante, cioè se è il contesto ambientale o l’informazione che i giocatori hanno sugli altri giocatori ad avere più effetto sulla disposizione individuale ad attuare forme di reciprocità in giochi simultanei o sequenziali.
Infine, intendiamo studiare nel modello derivato da Basili et al (2008) un’economia con pagamenti dei titoli di borsa distribuiti normalmente ed investitori omogenei, e verificare se le implicazioni della Cumulative Prospect Theory per i processi di determinazione dei prezzi sono differenti da quelle degli approcci standard. Tversky and Kahneman (1992) propongono una forma funzionale che mostra un distorsione delle probabilità a priori di un fattore noto. In questo modo, Tversky and Kahneman intendono catturare le caratteristiche della funzione di ponderazione delle probabilità: la sopravvalutazione delle bassa probabilità e la maggiore sensitività ai cambiamenti nelle probabilità a livelli di probabilità più elevati. Noi introdurremo questo parametro nel nostro modello. In conseguenza di questa assunzione, analizziamo un’economia di Lucas con tecniche numeriche che stimano equazioni differenziali in tempo discreto. Queste equazioni sono derivate dall’ottimizzazione stocastica, nel senso che i risultati dipendono nel tempo dall’aggiornamento delle variabili di stato, che riflette l’evoluzione dell’intera economia. Noi useremo un processo iterativo che parte dai dati iniziali per trovare una soluzione. Quindi intenderemo studiare le condizioni di stabilità e la velocità di convergenza dell’algoritmo. Gli integrali, come valori attesi. vengono valutati per mezzo del metodo Gauss-Legendre con il fine di ottenere una soluzione del modello che approssima le osservazioni empiriche dei valori correlati alle equazioni differenziali definite. Il processo di ottimizzazione richiede tecniche di calibrazione, come l’algoritmo sequenziale quadratico per ridurre le difficoltà delle stime numeriche. Per rappresentare credenze distorte noi introdurremo asimmetrie nei rendimenti delle attività. Quindi, differentemente da Basili et al (2008), i rendimenti sono concentrati (nel senso che la massa della distribuzione è concentrata) sulle code, rispettivamente, sulla coda sinistra (asimmetria destra) o sulla coda destra (asimmetria sinistra). Un aspetto cruciale è che noi assumeremo che gli agenti hanno una propensione differente (simmetrica) tra guadagni e perdite di grande importo come in Basili et al (2005). Ci aspettiamo in questo modo di ottenere una migliore approssimazione a fenomeni finanziari reali come le private equity, i rendimenti medi bassi sulle Offerte Pubbliche Iniziali e l’assenza di diversificazione nei portafogli di molti investitori finanziari.

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